Albergo Diurno, 2000

 

E’ comica o tragica la merda? Mi accorgo che ho scritto diverse volte sull’argomento degli escrementi solidi, e ne ero piuttosto inconsapevole finché Andrea Contin non mi ha chiesto di buttare giù qualche riga per questa occasione. Lo scopro adesso, con un po’ di imbarazzo: in effetti, la merda è uno dei miei temi ricorrenti. merda e scrittura per me sono argomenti molto affini. Non pensate che io provi piacere a nominare questa sostanza con il suo nome più diretto, “merda”. Per di più credo che questa parola, e in generale questo tema, in letteratura e in arte, non abbiano alcun valore provocatorio. (Finalmente. Gli scrittori e gli artisti della nostra epoca sono molto fortunati. Finalmente molte cose hanno consumato il loro valore provocatorio, così possiamo cominciare a prendere in considerazione davvero la loro natura.)

Anni fa, alcuni critici letterari hanno scritto che io e altri miei amici scrittori siamo stati troppo influenzati dal film Pulp fiction. Può darsi. A me non hanno colpito le scene di violenza, ma, giuro, quelle in cui John Travolta va in cesso a leggere. Ogni volta che lo fa, nel frattempo fuori succede un pandemonio. Rapine, agguati. Leggere seduto sulla tazza del water gli costa la vita. Travolta appoggia imprudentemente le sue armi fuori dalla toilette, bruce willis le trova, le impugna, aspetta che esca dal bagno, lo ammazza. Quando ho visto il film, ho pensato: questo regista giovane fighetto californiano sta sparando sulla Croce Rossa, troppo facile per il cinema prendere per il culo in questo modo la letteratura. Il film infatti mostra innanzitutto che la letteratura fa cagare. Funzione lassativa dei libri. In secondo luogo, mostra che la letteratura non ti fa capire niente del mondo, anzi, uno se ne sta chiuso in cesso a leggere e intanto fuori sta succedendo di tutto a sua insaputa, compresa la sua morte. Poi ci ho ripensato e ho deciso che forse no, forse la letteratura ne esce bene persino da questo film, perché è l’unica cosa che riesce a mettere nei guai un killer di professione, la letteratura è l’unica cosa in grado di causare la morte di un assassino spietato.

Letteratura e merda sono indissolubilmente legate. Perché? Non fa piacere constatare di essere produttori di schifezze, perciò meglio pensare ad altro. Leggere fa pensare ad altro (leggere è pensare sotto dettatura). Leggere mentre si defeca spiritualizza il defecante, lo disincarna quel tanto che basta a sopportare il pensiero della fuoriuscita di bruttura dal suo corpo. C’è un’economia della sostituzione: leggendo si riempie il corpo di spirito, proprio mentre il corpo si sta svuotando del suo contenuto peggiore, la materia rancida e fetente. Via la merda, fate spazio all’alfabeto. Non sarà che la letteratura aiuta a spingere? L’alfabeto coadiuva le contrazioni addominali? La letteratura è spinterogena? E’ sfinterogena? Lo spirito è lo spazzino del colon?

Riflettere sul proprio atto escrementizio durante una cagata è un esercizio spirituale che non tutti hanno voglia di affrontare. Ha a che fare con un certo eroismo filosofico, è un atto stoico. Credo che sia per questo (lo dico senza ironia) che quando Auguste Rodin ha dovuto immaginare un essere umano nell’atto di pensare, l’ha raffigurato seduto, in una postura da erogatore di feci: compresa la tensione dei muscoli facciali, la contrattura della mascella, il pugno stretto contro la fronte. Quell’uomo sta districando un rompicapo insolubile, o sta cercando di avere ragione di una rocciosa stitichezza?

Mi pare fosse seneca che ha scritto “inter foeces et urinas nascimur” (o forse era uno dei Padri della Chiesa?). Nasciamo in mezzo alle feci e alle urine. Gli escrementi rilasciati dalla madre durante il parto sono il benvenuto del mondo al neonato (per la verità, le ostetriche acciuffano al volo gli stronzi della partoriente e li affogano pietosamente in asettiche catinelle d’acqua, come gattini in soprannumero. In ogni caso, gli stronzi sono in un certo senso i nostri gemelli). In un racconto di Ruben Fonseca si sostiene che la decomposizione di un cadavere si propaga a partire dai batteri della sua merda.

Ma non ho ancora risposto. E’ comica o tragica, la merda? Come tutte le cose, la merda è sia comica che tragica. E’ la risposta più deludente, ma anche la più sensata. (Si può fare il giro del mondo, con questa domanda: “è comico o è tragico?” Per ora propongo un giro del corpo: sono comici o tragici i piedi? E le mani? E le orecchie? E l’ombelico?):

No, troppo facile cavarsela così, con un “dipende…”.

La merda è tragica.

La rappresentazione della merda è comica.

Tiziano Scarpa

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Is shit comic or tragic? I realise that I have written about the subject of solid excrement several times, but I was not really aware of it until Andrea Contin asked me to scribble down a few lines for this occasion. I am slightly embarrassed to say that I have discovered that shit is indeed one of my leitmotifs. Shit and writing are very closely related issues for me. Don’t think that I get some kind of enjoyment out of calling this substance by its most direct name: “shit”. Moreover, I do not really think this word and this subject in general have any real provocative value in literature. (At last. The writers and artists of our age are very lucky. At last lots of things have used up their provocative force, so we can really start studying their true nature.)

A few years ago some literary critics wrote that some of my writer friends and I had been over influenced by the film “Pulp Fiction”. That may well be. I was not struck by the violent scenes but, I swear, I was really taken by the scene showing John Travolta going to the bog to read. And whenever he does, outside sheer pandemonium breaks out. Robberies, ambushes. Reading sitting on the toilet seat costs him his life. Travolta carelessly leaves his weapons outside the toilets, Bruce Willis finds them, picks them up, waits until he comes out of the bathroom and kills him. When I saw the film I thought: this cool young Californian director is firing on the Red Cross, it is too easy for a film to take the piss out of literature in this way. First of all, the film shows that literature is shitty. The laxative function of books. Secondly, it shows that literature does not teach you anything about the world, on the contrary, while some guy is busy sitting on the bog reading, all hell is breaking loose outside, including his own death. But then I thought about it and decided that perhaps that was wrong, perhaps literature actually comes out of this film quite well, because it is the only thing that manages to cause trouble to a professional killer, literature is the only thing capable of causing the death of a cold-blooded murderer.

Literature and shit are indissolubly linked. Why? It is not very nice to find out that you produce crap, so you are better off thinking about something else. Reading makes you think about other things (reading is thinking under dictatorship). Reading while you defecate spiritualises the defecator, it disincarnates him just enough to stand the thought of the horrible stuff coming out of his body. It is perfect give-and-take: reading fills your body with spirit right when your body is getting rid of it worse contents, rancid stinking matter. By getting rid of the shit you leave room for the alphabet. Perhaps literature actually helps you push? Does the alphabetic assist abdominal contractions? Is literature pushy or sphincterial? Is the spirit the colon’s refuse collector?

Thinking about your own excreting while taking a shit is a spiritual exercise not everybody is willing to take on. It has something to do with a certain kind of philosophical heroism, it is a stoic act. I think that is why (and I am not being ironic) when August Rodin had to imagine a person thinking, he depicted them sitting down in the posture of somebody ejecting faeces: including the tension in the face muscles, the contracting of the jaw, the fist pressed against the forehead. Is the man pondering over some unsolvable puzzle or is he just trying to deal with rock-hard constipation?

I think it was Senaca who wrote “inter foeces et urinas nascimur” (or perhaps it was one of the Fathers of the Church?). We are born amidst faeces and urine. The excrement a mother releases during birth welcomes the newborn baby into the world (to tell the truth, midwives actually catch all the shit coming out of the woman giving birth and mercilessly drown it in sanitised water basins, like unwanted kittens. In any case, shits are in some sense our twins). In a story by Ruben Fonseca it says that a body decomposes starting from the bacteria in its shit. But I still have not given an answer. Is shit comic or tragic? Like everything else, shit is both comic and tragic. This is the most disappointing answer I could have given, but it is also the most sensible. (A question like “is it comic or tragic?” can take you off on a digression around the world. For the time being I am just suggesting a trip around the body: are feet comic or tragic? And hands? And ears? And the bellybutton?):

No, it is too easy to get away with just saying “it depends….”.

Shit is tragic.

The way shit is represented is comic.

Tiziano Scarpa

 

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