Boys, 2004

 



Boys (VW side), 2004, plotter print on PVC

 



Joseph Beuys, Rudel, 1969, screen printing on rubber, cm 42,5×42,5, private collection, Reggio Emilia (I)

 


Boys, 2004, plotter print on PVC, cm 42,5×42,5

 

Joseph Beuys, Rudel, 1969, screen printing on rubber, cm 42,5×42,5, private collection, Reggio Emilia (I)

 


Boys, 2004, plotter print on PVC, cm 42,5×42,5

 


Joseph Beuys, Rudel, 1969, screen printing on rubber, cm 42,5×42,5, private collection, Reggio Emilia (I)

 


Boys, 2004, plotter print on PVC, cm 42,5×42,5

 


Joseph Beuys, Rudel, 1969, screen printing on rubber, cm 42,5×42,5, private collection, Reggio Emilia (I)

 


Boys, 2004, plotter print on PVC, cm 42,5×42,5

 

C’è chi dice che siamo tutti figli di Duchamp: non sono d’accordo!
Duchamp non è mio padre ma piuttosto lo Zio Marcello.
Un esempio folgorante e mitizzato nell’infanzia  come sempre succede ai bambini con lo zio, visto di rado, pieno di regali e di sorprese, ma mai veramente se stesso.
Un padre è diverso, è più vicino ma anche più incomprensibile, protettivo ma anche severo.
Mio padre è Joseph Beuys, che non ho ancora capito e che forse non capirò mai, ma che mi ha guidato col suo esempio e con la sua presenza, con la severità del suo fare e con la leggerezza delle gite in montagna.
Un padre si rispetta e si ama, ma anche si denigra e si odia.
Rappresenta noi stressi, quello che di noi ci piace e quello che detestiamo.
Da un padre si impara, ma poi si uccide. O almeno si sfotte, per riportarlo sulla terra, fra noi umani.
Mio Padre mi ha lasciato in eredità un furgone da una performance che sinceramente non ho capito, ma ho pudore a chiedere.
Mio Padre si chiamava Beuys ma io, per prenderlo in giro, lo scrivo Boys.
Una ragazzata.

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