Mi dispiace di morire (ma son contento) / I’m sorry to die (but I’m happy), 2001

Mi dispiace di morire (ma son contento) / I’sorry to die (but I’m happy), 2001
Project, pencil and collage on paper, cm 30×20

 

 

Mi dispiace di morire (ma son contento) / I’sorry to die (but I’m happy), 2001
Polyurethanic resin, washer, rope, cm 260 x 165 x 75

 

 

Mi dispiace di morire (ma son contento) / I’sorry to die (but I’m happy), 2001
Detail. Polyurethanic resin, washer, rope, cm 260x165x75

 

(…) Così come è anche per Mi dispiace di morire (ma son contento) di Andrea Contin, in cui un calco del suo busto che esce dalla parete è appeso per il collo ad una lavatrice. Omaggio a Petrolini (nel titolo), ma anche al Klein di Le saut dans le vide, questa parodia di suicidio richiama in modo simbolico non tanto la cronaca degli incidenti casalinghi, quanto le tensioni negative che vengono riposte tra le pareti domestiche, metafora di quelle che accumuliamo nell’interiorità. Ma un suicidio può essere ironico? E soprattutto, la messa in scena del proprio suicidio non è qualcosa che va oltre la propria sfera individuale? (…)

(…) Something comparable happens in Mi dispiace di morire (ma son contento) (I’m sorry to die [but I’m happy]), in which a cast of his bust emerging from the wall is hung by the neck from a washing machine during the spin cycle. An homage to Ettore Petrolini (in the title), by also to the Klein of Le saut dans le vide, this parody of suicide evokes in a symbolic way not so much the chronicles of accidents in the home, as the negative tensions hidden between the domestic walls, a metaphor for the tension that accumulate inside us. But can a suicide be ironic? And, above all, isn’t the staging of one’s suicide something that goes beyond the individual sphere?

Raffaele Gavarro

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